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BEAUTY NEWS

Marine Serre gained critical acclaim with her second-ever collection, ‘Radical Call for Love’, which was created for her own label for Autumn/Winter 2017, and designed in the wake of the Paris and Brussels attacks while she was working at Balenciaga. It featured what would become her signature – a crescent-moon motif. 

This led to her winning the prestigious 2017 LVMH Prize for Young Fashion Designers. Rihanna presented her with the award and Karl Lagerfeld championed her work and became her mentor. 

This young French woman, raised in the countryside, was trained at a Belgian fashion school and can be seen as a fashion prophet. She seems to have seen the future and expressed it in clothes. 

Only a fashion prophet could have shown a collection that included images of flames before the Australian bush fires, and mask the faces of her models before the world knew of the Covid-19 pandemic. 

It has been a tumultuous ride for the designer’s small team, but with her use of regenerated materials; the up-cycling skills she inherited from her grandfather at his “brocante” (flea market); and the support of Lagerfeld and Adrian Joffe of Dover Street Market, Marine has achieved a cult following.

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Si torna finalmente al ristorante. Tra dubbi e incertezze sulle riaperture delle cucine, sembra che ormai manchi poco alla ripresa delle nostre abitudini, o almeno è la speranza di tutti gli italiani che non vedono l’ora di potersi godersi una cena nel loro ristorante preferito. Ma meglio, almeno al momento, se all’aperto, tra giardini, verande e spazi esterni.

Abbiamo selezionato per voi alcuni ristoranti che aprono già questa settimana

A Milano Exit

Il chiosco più gourmet della città pensato da Mathias Perdomo del ristorante stellato Contraste si riappropria di Piazza Erculea. Tavolini all’aperto e grandi bottiglie da stappare, accompagnate da assaggi di primo livello come le ormai tradizionali acciughe e foie gras, in pieno stile Exit. Verrà proposto anche un kit aperitivo d’asporto (prosciutto, acciughe e altro in via di definizione con il pane home made). “Vogliamo ripartire piano piano perchè non possiamo coinvolgere tutto il personale, ciò che non mancherà, però, sarà la nostra solita energia, è ciò di cui abbiamo bisogno ora più che mai!”, afferma lo chef. Inoltre è possibile telefonare per organizzare l’asporto di tutti gli altri piatti presenti nel menù.

Terrazza Triennale - Osteria con Vista

Riapertura prevista per giovedì, ancora qualche giorno e si potrà tornare a godere di una delle più belle terrazze di Milano. Stefano Cerveni, Executive Chef: “la nostra location è avvantaggiata, al di là delle norme, anche a livello psicologico per la posizione, la terrazza e la cucina a vista”. Quindi aria aperta e tutto davanti agli occhi così che i clienti stiano tranquilli. Si lavorerà molto sui prodotti italiani per rafforzare mai come ora l’italianità, il menù quindi manterrà lo stile tricolore di Terrazza, in primis il signature Linguine Cavalier Cocco cacio e pepe, tartare di gamberi rossi. Da giovedì ci sarà anche la possibilità di asporto (da ritirare terminata la cena) con piatti da assemblare a casa (shelf life di 3/4 giorni).

Osteria del Binari

Riaprirà venerdì con menù ridotto fino a giugno con circa metà delle portate, sicuramente la classica cotoletta e il risotto alla milanese non mancheranno. “Lo spazio non è un problema perchè normalmente riusciamo a ospitare anche 250 persone solo nella zona esterna, ora ne prevediamo un centinaio ma molto dipenderà da quante e quali aziende riapriranno nella zona di via Tortona”, dice il proprietario Matteo Denti che con la famiglia possiede anche El Tombon de San Marc, Le Cotolette, Trattoria Aurora, Magutt, Grand’Italia e la birreria Tutti Fritti (da cui ordinare le buone birre artigianali tramite il sito beviacasa.it), ma per la riapertura di questi locali bisognerà ancora aspettare.

Erba brusca

La riapertura è prevista per venerdì, “sfrutteremo soprattutto la parte esterna tra veranda e giardino (non più di 40 persone nonostante potremmo arrivare a 70), utilizzando però delle plance da un metro per avere il distanziamento richiesto dalla normativa”, spiega Danilo Ingannamorte. Dalla prossima settimana inoltre si potrà acquistare online un cestino da pic-nic da consumare nell’orto adiacente dell’azienda agricola di proprietà. Inoltre il menù di Erba Brusca diventerà unico per motivi logistici legati alle diverse linee proposte e per evitare di affollare troppo la cucina. “Chi sceglie gli orari meno standard avrà un incentivo, uno sconto sullo store online. Riapriremo con i super classici come gli spaghetti con vongole e tartufo ed erba brusca (ça va sans dire)”.

DistrEAT

Il frizzante locale all’interno di una casa padronale dei primi del ‘900 riaprirà le sue grandi vetrate la settimana prossima. A disposizione l’ampio giardino che resterà com’era ospitando fino a 50 ospiti, anche il bar sarà attivo ma con ingressi contingentati (4 persone alla volta). La scelta dal menù rimarrà abbastanza invariata con una scelta di quattro piatti tra antipasti, primi, secondi; la carta del pranzo prevederà 7 portate a rotazione quasi quotidiana. L’anima di Distreat, insomma, terrà fede a quella che era con apertura alle 8 fino alle 2 del mattino tra aperitivi, pranzi, ceni e gustoso tempo libero.

Particolare

“Con un “solo” metro di distanza e senza plexiglass obbligatori possiamo ancora farcela, disponiamo di un giardino molto spazioso in una corte interna, proprio nel cuore di Porta Romana”, riapre domani il ristorante Particolare. Lo chef Andrea Cutillo ha messo a punto anche il servizio di smart lunch che cambia settimanalmente e un diverso menù per la sera. Tartare di gamberi e avocado, battuta di manzo, uovo, capperi, acciughe e cipolla agrodolce, lasagna bianca con genovese, hamburger con burrata e friggitelli. Il giardino di 100 metri quadrati ospita fino a 40 persone che potranno tornare a mangiare all’aperto tra piante, venticello estivo e luci.

A Roma All’Oro

L’unico ristorante stellato di Roma che dispone di un giardino di oltre 130 metri quadrati tale da trasformare il caos diurno della capitale in un’oasi di tranquillità e gusto, perfetta per questo momento. All’Oro riapre i battenti mercoledì e accoglierà fino a 20 ospiti (metà della capienza normale) tra bouganville, banani, allori, fiaccole e lanterne che illuminano sobriamente la cena. Diversi saranno i piatti nuovi dello chef Riccardo Di Giacinto tra cui la Scarpetta (no spoiler) in pieno stile tecnico-godereccio del cuoco o la rana pescatrice con ventricina ed estratto di ciliegia.

4112

La stella Michelin di Fiumicino, Lele Usai, riaprirà mercoledì per pranzo e cena con il 4112, fratello minore del ristorante stellato il Tino (al piano superiore, in standby fino a giugno). Il 70% della capienza totale è esterna quindi 500 metri quadri di giardino da sfruttare. Tre metri tra ogni tavolo dove fino a 130 persone potranno godere della sua autentica cucina di pesce. Linguine a base di seppie, paccheri con genovese di totani e tutte le ricette realizzate con il pesce più fresco che lo chef compra quotidianamente all’asta di Fiumicino.



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Harry e Meghan e la loro nuova vita a Los Angeles

Dopo aver rinunciato per sempre a titoli e appannaggi reali, Harry e Meghan hanno iniziato la loro nuova vita al di là dell’oceano Atlantico, e dopo un periodo in Canada stanno passando il periodo di lockdown insieme al piccolo Archie, nato il 6 maggio 2019, in una sontuosa villa (otto camere da letto, dodici bagni) a Beverly Hills presa in prestito (o in affitto? ancora non si sa) dall’amico produttore cinematografico Tyler Perry. E oltre a una nuova vita e a una nuova casa, Meghan e Harry, a quanto scrivono i tabloid inglesi (quelli con cui i due hanno interrotto ogni rapporto) hanno anche una nuova vicina di casa, la pop star Adele, che ha preso casa nella stessa zona nel 2016.

E visto che i tre abitano, sembrerebbe, a pochi minuti di distanza, pare che non solo si dicano buongiorno e buonasera, secondo le regole di buon vicinato, ma che Adele abbia in qualche modo aiutato la coppia ad ambientarsi nel loro nuovo quartiere. Ad esempio, consigliando loro l’asilo giusto per Archie (lo stesso di suo figlio Angelo, 7 anni) e i nomi di posti carini e tranquilli da frequentare a Beverly Hills senza essere braccati da paparazzi e curiosi. Sembra che i Duchi del Sussex e la cantante si siano conosciuti nel dicembre 2018 in un’occasione molto particolare, la visita alla Hubb Community Kitchen, un posto speciale fondato da un gruppo donne di varie nazionalità sopravvissute all’incendio della Grenfell Tower del 2017 in cui riunirsi per mangiare e per darsi sostegno reciproco. 

E anche se Meghan è cresciuta a Los Angeles, Harry e Adele sono entrambi inglesi, e quindi l’idea che due connazionali lontani da casa abbiano fatto amicizia sembra plausibile, anche se non confermata ufficialmente. E di sicuro i Duchi apprezzeranno il supporto e le dritte della cantante, che a Los Angeles è riuscita a mantenere un profilo basso, lontano dai riflettori.



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15 giugno: come sarà la riapertura di cinema e teatri

Manca meno di un mese alla riapertura ufficiale di cinema e teatri: come si legge nel nuovo decreto ministeriale approvato dal governo, il 15 giugno riapriranno le sale. (Con qualche potenziale eccezione per le regioni che, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica del proprio territorio, possono decidere di anticipare questa data). Le regole fissate per consentire questo importante passo verso il progressivo ritorno alla normalità (se così si può chiamare) ruotano, come per gli altri esercizi commerciali, attorno a due temi fondamentali: il distanziamento sociale e la sanificazione degli ambienti.

3 mesi di chiusura totale di tutti i luoghi fisici legati a questo settore culturale, durante i quali sono state fondamentali le numerose piattaforme online che non ci hanno mai abbandonato proponendoci una costante offerta di film e serie. Ed è delle ultime ore la notizia data da Variety secondo cui Amazon e Netflix stanno organizzando il riavvio delle riprese in Francia delle serie “Voltaire, Mixte” e "Arsene Lupin" che erano bruscamente state interrotte a marzo a causa della pandemia.

Ma il rito del cinema ci è mancato comunque e il ritorno a questa esperienza sarà un momento prezioso che necessariamente dovrà essere regolato. Di sicuro ci ritroveremo un po’ disorientati inizialmente, così come è già capitato all’inizio della fase 2, quando incontrando amici e parenti siamo stati goffamente costretti a rispettare nuove modalità di interazione, che ci chiedono di essere più trattenuti e attenti. Allo stesso modo, andando a vedere uno spettacolo, che sia un film o un concerto, sarà fondamentale la distanza di un metro, che abbiamo tristemente imparato a conoscere, tra spettatori, personale di sala, ma anche tra artisti che si esibiranno, “con il numero massimo di 1000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 persone per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala” indica il dcpm.

I posti saranno inevitabilmente a sedere e pre-assegnati sulla base di questa norma, cercando di favorire la prenotazione e pagamento online dei biglietti. “Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni” come nel caso di discoteche. Sarà obbligatoria all’ingresso la misurazione della temperatura a cui ormai siamo abituati, che non dovrà superare i 37.5° e tassativo l’uso della mascherina. Forse anche per questo motivo sarà vietata la vendita di cibo e bevande. Niente più caramelle, pop corn e patatine: al cinema o a teatro si andrà esclusivamente per vedere uno spettacolo, che ritornerà a essere il centro dell’esperienza culturale.

Altro punto che dovrà essere garantito dal personale di sala saranno l’ "adeguata periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti chiusi e dei servizi igienici di tutti i luoghi interessati dall'evento, anche tra i diversi spettacoli svolti nella medesima giornata" e l’ "aereazione naturale e ricambio d'aria e rispetto delle raccomandazioni concernenti sistemi di ventilazione e di condizionamento”. Tale indicazione probabilmente implicherà per i cinema una programmazione degli spettacoli meno fitta, con pause più lunghe tra un film e quello successivo.

Regole, norme e attenzioni importantissime da rispettare che però, speriamo, a luci spente non intaccheranno l’esperienza e la qualità della visione. E chissà se parallelamente qualcuno vorrà re-immaginare la romantica versione drive-in…



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È difficile, difficilissimo, dare un parere sul nuovo video di Harry Styles che accompagna il singolo estivo Watermelon Sugar. È difficile perché, nonostante il disclaimer piazzato in bella mostra nell'apertura di clip "Questo video è dedicato al piacere del contatto fisico" con uno stile molto simile al "Tratto da una storia vera", tutto quello che compare successivamente sembra provenire da dodici ere fa. Ragazzi e ragazze, modelle e modelli, ammassati gli uni sugli altri che si toccano, si strusciano, si abbracciano e fanno tutto ciò che oggi è universalmente considerato pericoloso, malsano, intollerabile. Almeno in Italia. 

Nostalgia canaglia, vera nostalgia canaglia, delle estati e delle feste in spiaggia che Harry Styles, forse involontariamente, ha voluto ricreare con il florilegio di accessori vintage e uno styling in linea con la visione cinemascope 8mm firmata Alessandro Michele. Ma la sensazione, più che di gioia, divertimento è di una profondissima tristezza per i tempi  che furono e che ora non sono -e che forse non saranno- più. 

Courtesy of Anthony Pham.
Courtesy of Anthony Pham.

Anche le allusioni sessuali, le tante, tantissime, enormi come elefanti nella stanza, allusioni sessuali stridono come le unghie del rimpianto sulla lavagna della memoria. Al netto della citazione, lampante, all'opera del grande cineasta Tsai Ming-liang, Il gusto dell'anguria.  

Courtesy of Anthony Pham.
Courtesy of Anthony Pham.

Forse, anziché un disclaimer a inizio video, sarebbe stato più adatto un piccolo addendum a fine video che denunciasse una presa di consapevolezza del tempo in cui il video sarebbe stato distribuito. Anche solo l'immagine di Harry che, scopriamo, star guardando il video delle sue vacanze dell'anno precedente, in una sorta di twist ending forse dolceamaro ma molto contemporaneo e presente. Il rischio, purtroppo, è quello di far la figura di un corridore, che oltre ad arrivare tardi, finisce per tagliare il traguardo sbagliato. E la musica di Harry Styles, diciamocelo, merita di apparire contemporanea almeno quanto lo è il suo autore. 



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Ora che i parrucchieri e i centri estetici hanno potuto riaprire, c'è chi ha finalmente esaudito i suoi desideri. Ma se da un lato la gioia di eliminare i capelli bianchi è enorme, dall'altro speriamo non sia la sola, di questa fase 2. Basterà ricordarci quanto ci siamo sentiti fortunati, anche con ricrescita e unghie spezzate, a poter condividere il peso di questo momento con tutta la nostra famiglia.Continua a leggere

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Never Rarely Sometimes Always: un intenso dramma sull’aborto. Forse il film più potente dell’anno

Eliza Hittman, l’acclamata regista di It Felt Like Love (2013) e Beach Rats (2017), è nota per i suoi film di formazione, intimi e intensi. Il suo ultimo lavoro, il dramma sull’aborto Never Rarely Sometimes Always, forse è quello dal ritmo più lento, ma la sua potenza e la sua rilevanza sono indiscutibili.

Il film racconta la storia della diciassettenne Autumn (Sidney Flanigan, alla sua prima prova) mentre affronta una crisi personale, quella di una gravidanza inaspettata a cui non può mettere fine senza il consenso dei genitori nello stato della Pennsylvania, dove vive. In una scena impressionante la ragazza cerca di indursi l’aborto ma poi si rende conto che non può farcela da sola, e chiede aiuto alla cugina Skylar (Talia Ryder). Le due donne si imbarcano in un viaggio movimentato alla volta di New York, dove anche una minorenne è libera di decidere di abortire. Le due affrontano problemi come la burocrazia, la mascolinità tossica e i pochi mezzi in loro possesso, ma dimostrano la loro forza, mentre una toccante scena in cui Autumn risponde a domande intime sulla sua vita sessuale rivela il trauma ancora sepolto dentro di lei. 

Movieplayer

In attesa dell’uscita del film, abbiamo incontrato Hittman e Flanigan su Zoom per parlare del casting su Facebook, delle difficoltà di trovare i finanziamenti per un film al femminile, e di come i diritti delle donne e l’accesso all’aborto sono minacciati in piena pandemia.

Autumn deve lasciare lo stato in cui vive per mettere fine alla sua gravidanza. Cosa ti ha ispirato a raccontare questa storia in particolare?

Eliza Hittman: “Ho iniziato a lavorare al film nel 2012. Avevo letto della morte di Savita Halappanavar in Irlanda (la giovane donna morta in seguito a setticemia dopo che le era stato negato l’aborto secondo la legge irlandese, NdR). Ero sconvolta, e ho iniziato a pensare alle donne in Irlanda che sono costrette a spostarsi dal loro Paese per accedere all’interruzione di gravidanza. Leggevo dei loro viaggi in traghetto per l’Inghilterra, e ho pensato al loro coraggio, alla loro grande perseveranza e ai tanti ostacoli che devono affrontare. Ho iniziato a buttare giù qualche appunto, a pensare a come avrebbe potuto essere una versione americana di quella storia. Poi ho messo da parte il progetto per un po’, ma è venuto fuori per gradi”.

Perché credi ci sia voluto così tanto tempo per far partire il progetto?

EH: “Mi prendo sempre dei rischi quando scelgo di lavorare a un progetto, e quando li propongo ai produttori sembrano sempre sconcertati, glielo leggo in faccia! Quando si parla di aborto e di film sulle donne c’è sempre del pregiudizio, sono argomenti che nel cinema vengono discriminati”.

L’interpretazione di Sidney è calma, ma sconvolgente. Perché hai scelto proprio lei?

EH: “Nel 2012 stavo lavorando a un altro film (con il compagno Scott Cummings a Buffalo, New York, NdR) e mentre facevamo il casting abbiamo iniziato ad aggiungere su Facebook un sacco di persone che avevamo appena conosciuto, per poterle ricontattare in seguito. Negli anni seguenti, Sidney continuava a spuntare nei nostri feed e abbiamo guardato i video che aveva postato. Faceva musica, ed era molto acerba, e ci è sembrato di vederla crescere da lontano, un modo strano e voyeuristico di guardare nello spazio privato di una teenager. Ma è anche quello che faccio con i miei film, quindi credo di aver fatto un collegamento fra quello che speravo di fare con il film e quello che vedevo nei video di Sidney. Scegliere lei è stato un grosso rischio perché non aveva mai recitato prima, ma credevo che avrebbe portato una grande profondità a questo ruolo”.

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Never Rarely Sometimes Always
Photography Focus Features/Kobal/Shutterstock

Sidney Flanigan: “Ho conosciuto Eliza e Scott quando avevo 14 anni, e mi hanno ricontattata quando ne avevo 20. Mi hanno chiesto di fare un provino, e io ho pensato ‘Ma io non so recitare’!, non credevo di farcela. Ma mi sono vista su Skype con Eliza, e ho letto la sceneggiatura. Non immaginavo che il film parlasse di aborto. Mi sorprendeva il fatto di non aver mai visto un film così prima, ed ero interessata a farne parte. Ho mandato a Eliza un video e poi lei mi ha fatto andare a New York per fare il provino di persona. Mi ha portato in giro per la città e mi ha ripreso mentre andavo in metropolitana o mangiavo dolci in una panetteria. E ho avuto la parte”.

Autumn e Skylar a New York vengono avvicinate e molestate dagli uomini. Cosa volevi comunicare con quelle scene?

EH: “Alcuni spettatori maschi si sono lamentati per come vengono dipinti gli uomini nel film, è una reazione ridicola. Come se noi avessimo mai avuto voce in capitolo sul modo in cui vengono dipinte le donne nel cinema, siamo solo all’inizio di questo, dopo più di cent’anni di film. Mi interessava far vedere il modo in cui le donne devono destreggiarsi in un mondo ostile. Sono momenti che per Autumn e Skylar risultano amplificati, perché sono giovani e scoprono queste cose per la prima volta”.

SF: “Per far vedere questo stato d’animo, ho cercato di mettermi in quella condizione mentale, e ho fatto uscire tutto, spontaneamente. Non pensavo a cosa stavo facendo con le mani o con il corpo, ma credo davvero che se stai provando certe emozioni, il tuo corpo si comporterà di conseguenza”.

MovieplayerIl film non parla mai del padre del bambino di Autumn. Era importante che la storia fosse incentrata su di lei e non sugli uomini che l’hanno fatta soffrire?

EH: “L’intento della storia è di far vedere come le donne vengono lasciate sole a gestire tutti questi problemi e che il peso della responsabilità non è mai sul padre. Volevo enfatizzare proprio questo”.

La scena più forte è quella che dà il titolo al film. Vediamo che Autumn deve rispondere a un questionario sulla sua vita sessuale proposto da una psicologa, e alla fine crolla. Com’è stato girare quella scena?

EH: “L’dea per quella scena mi è venuta in mente dopo aver parlato con un’ assistente sociale che avevo incontrato per capire meglio tutte le fasi della procedura. Se entra una donna, una minorenne, quali sono le cose a cui prestare attenzione? Quali segnali considerare? La psicologa mi ha sottoposto un questionario e ascoltandola mentre ripeteva le possibili risposte, ‘mai, raramente, a volte, sempre’, è venuto fuori il titolo del film. Era il momento in cui le donne vengono aiutate a rivelare cose di sé, e sapevo che sarebbe stata una scena importante nel film. Anche se ci sfugge ancora cosa sia successo ad Autumn, sentiamo che sta nascondendo qualcosa, e in quel momento abbassa la guardia e si mostra vulnerabile”.

SF: “Ricordo che è stata la prima scena che abbiamo girato quel giorno. Invece di smontare punto per punto la sceneggiatura, ho abbassato tutte le mie difese, e sono andata a pescare nel mio inferno personale”.

Eliza Hittman e Sidney Flanigan alla première di Never Rarely Sometimes Always a New York, marzo 20201206537244
Eliza Hittman e Sidney Flanigan alla première di Never Rarely Sometimes Always a New York, marzo 2020
Photography Getty ImagesPrima che l’emergenza coronavirus fermasse il settore, Never Rarely Sometimes Always è stato presentato in anteprima a Sundance e ha vinto a Berlino l’Orso d’Argento. È stato incoraggiante vincere?

EH: “Ero già andata in concorso a Sundance (nel 2017, NdR) con Beach Rats e pensavo che fosse un’occasione in più nella mia carriera per partecipare ancora. Sono stata molto felice di averlo fatto proprio con questo film. Sundance è una vetrina incredibile per film come il mio: film orgogliosamente indipendenti, con un punto di vista sullo stato del nostro mondo e del nostro Paese. Poi, a Berlino, è stato ancora più esaltante per certi versi vedere che il film aveva trovato così tanto favore in un pubblico internazionale. Una cosa inaspettata e molto emozionante.”

La pandemia globale minaccia i diritti delle donne e l’accesso all’aborto in tutto il mondo. Sperate che questo film serva a far ricordare quanto sia importante salvaguardare questi diritti?

EH: “Negli USA cinque stati cercano di far passare l’aborto come una pratica non essenziale. E purtroppo in piena pandemia globale abbiamo dei politici che vogliono limitare l’accesso all’assistenza sanitaria. La nostra speranza è che con il film che esce in digitale possiamo arrivare a donne come Autumn. Tantissime, in questo momento, sono costrette a spostarsi per avere accesso all’aborto”.

SF: “Spero che il film possa stimolare un dibattito e tenere alta l’attenzione su questo argomento, specialmente da parte di chi vive in città piccole, o di chi non è consapevole degli ostacoli che esistono. Spero sia istruttivo per queste persone, e che possa aiutarle ad avere più empatia nei confronti delle donne che si trovano in questa situazione”.

Never Rarely Sometimes Always sarà distribuito in Italia da Universal



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Gucci presenta The Ritual, la campagna autunno inverno 2020 2021

Come aveva già fatto con lo show Gucci alla Milano Fashion Week di febbraio, in cui gli ospiti avevano avuto accesso alla sfilata attraverso il backstage, Alessandro Michele sceglie di ribaltare ancora una volta i piani della comunicazione attraverso la prima campagna DIY del brand.

«Ho deciso di far viaggiare i vestiti verso le case delle ragazze e dei ragazzi che solitamente popolano le mie campagne. Ho immaginato che la magia e il sogno di cui sono impregnati, potessero fare irruzione nel mondo ed essere osservati mentre prendono vita, mentre si appropriano di nuovi spazi e si radicano all’interno di nuove esistenze.», ha detto Alessandro Michele, Direttore Creativo di Gucci. «Il mio atto creativo ha preso forma nella costruzione attenta di un esperimento di neo-realismo magico, indeterminato negli esiti. Questa volta non c’era un copione da seguire. Piuttosto la necessità di edificare le condizioni di una detonazione: la voglia di iniettare del combustibile capace di incendiare un potenziale umano meravigliosamente eccentrico. »

I modelli Gucci hanno realizzato le foto attraverso una serie di auto-scatti, ciascuno a casa propria, rinunciando a tutti i supporti delle campagne tradizionali: il set, il fotografo, gli hair & make-up artist. Il risultato sono degli autoritratti onesti e sinceri, che esprimono divertimento, sperimentazione fotografica (dalla polaroid, al cellulare), e soprattutto immaginazione.

La campagna pubblicitaria è accompagnata da un video teaser, in cui i modelli e Alessandro Michele cantano il brano “Alright” dei Supergrass.

CREDITS

Gucci FW 2020-2021 collection Creative Director: Alessandro Michele Art Director: Christopher Simmonds  VIDEO MUSIC Sony/ATV: “Alright” Writers: Gareth Coombes, Daniel Goffey, Michael Quinn  © 1995 EMI Music Publishing Italia Srl on behalf of EMI Music Publishing LTD BMG:  Supergrass “Alright” (P) 1995 The Echo Label Limited, a BMG Company “courtesy of BMG Rights Management (Italy) Srl” #GucciTheRitual


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