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Anacronismo è modernità

Dopo dieci anni, Steven Meisel torna a scattare lâalta moda per Vogue Italia: che sia lâair du temps? Nellâera del personalismo seriale, niente più della Couture esprime vera individualità. Di tutte le espressioni del fare mo ...

Dopo dieci anni, Steven Meisel torna a scattare lâalta moda per Vogue Italia: che sia lâair du temps? Nellâera del personalismo seriale, niente più della Couture esprime vera individualità.

Di tutte le espressioni del fare moda, la haute couture è quella che, almeno sulla carta, meno si adatta al tempo presente, e non solo per lâiconografia e i protocolli ancien régime cui molti ancora la associano. A dirla tutta, tra madame e grandi balli, con lâoggi ci fa proprio a cazzotti. La couture è una testarda persistenza analogica in un mondo divenuto digitale, ossia frenetico e immateriale, sempre prono a una colpevole e dimentica obsolescenza, sotto ogni aspetto.

La couture è il tempo lento della realizzazione che coincide con il tempo lungo dellâattesa durante il quale il desiderio fermenta e si dilata: lâantitesi speculare del soddisfacimento gutturale e immediato, cui siamo assuefatti, di ogni più sciocco capriccio. La couture è il gusto del dettaglio sottile che si apprezza da vicino, non lâesibizione garrula e plateale buona per i social. La couture, soprattutto, è lâindividualità vera del capo costruito intorno alla persona e al suo carattere nellâera del personalismo seriale promosso attraverso diabolici piani di marketing e strategie velenose di merchandising che ci omologano senza pietà illudendoci dâessere tutti diversi. à questo essere così reale â perché frutto di una manualità antica ma costantemente attualizzata, perché risultato di un dialogo tra creatore, esecutore e cliente â a rendere lâalta moda totalmente contemporanea. Del resto â con il filosofo Giorgio Agamben â il leggero scollamento dallâoggi è indispensabile per catturare davvero lâair du temps. Lâintempestività è dunque il motivo vero della fortuna corrente dellâalta moda, oltre certo alla pletora di big spender pronti a investire nellâunicum. La stagione attuale vibra di lirismo e concretezza, mentre si recupera unâidea di couture come servizio, non solo come sogno o fuga nellâinvenzione sperticata. Si esplora il rapporto tra couturier e maestranze, sublimando il savoir-faire nel confronto creativo. Si alleggerisce lâimmagine esaltando la tecnica per celebrare la bellezza dellâabito nella perizia di chi lo fa. Lo stesso vestito, affidato ad atelier diversi, non sarà mai il medesimo, infatti.

Nellâincontro irripetibile e invero umanistico tra la mano che esprime sentimento e pensiero e la creazione che diventa una sola cosa con la persona, la couture si conferma davvero modernissima, ben oltre e con più efficacia della scelta del modernismo di immagine. La tradizione, del resto, è un vettore. Trasporta saperi e conoscenze. In quanto tale, attiva progresso, senza sosta. Lâarcano e il paradosso sono così spiegati. Lâanacronismo è modernità.

Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag. 155

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