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Fibre naturali: sicuri che siano ecosostenibili?

Sapete di cosa sono fatti i vostri vestiti? Se l'etichetta dice 'rayon' o 'viscosa' allora è probabile vi stiate vestendo con fibre che vengono dalla foresta pluviale, dal Canada, dall'Indonesia o dall'Amazzonia. Le fibre di origine vegeta ...

Sapete di cosa sono fatti i vostri vestiti? Se l'etichetta dice 'rayon' o 'viscosa' allora è probabile vi stiate vestendo con fibre che vengono dalla foresta pluviale, dal Canada, dall'Indonesia o dall'Amazzonia.

Le fibre di origine vegetale erano considerate alternative eco-friendly al poliestere a causa della loro biodegradabilità. Ma oggi questi materiali sintetici sono prodotti a spese della deforestazione, soprattutto dell'ultima, non rimpiazzabile, foresta primaria al mondo, quella dell'Amazzonia. Ce lo racconta Nicole Rycroft, fondatrice e direttrice esecutiva di Canopy, azienda che lavora con marchi di moda e commercio in tutto il mondo allo scopo di inventare soluzioni sostenibili per salvaguardare il valore delle foreste ad alto stock di carbonio e ad alta biodiversità.

«Centocinquanta milioni di alberi si trasformano in viscosa ogni anno», nota Rycroft. «E altri tre miliardi spariscono negli imballaggi». Queste cifre, anche a causa del fast fashion, sono raddoppiate dal 2013, e sono destinate a duplicarsi ancora nel giro dei prossimi cinque/otto anni. Non solo. Secondo Vogue Business, i paesi del Sud America forniscono circa il 22 per cento delle esportazioni mondiali di pelle. Ed è anche per fare spazio agli allevamenti, che spesso le foreste vengono abbattute. 

Cambiare la catena di produzione globale

«Ho sentito che potevamo fare le cose in maniera più intelligente», ci ha raccontato Rycroft, «che non avevamo bisogno di usare alberi vecchi 800 anni per produrre romanzi di Jackie Collins, o quell'abito appeso nel nostro guardaroba, o ancora quelle bellissime scatole di cartone che contengono i nostri acquisti online».

Rycroft oggi lavora con 750 tra le più grandi aziende che acquistano prodotti derivati da foreste, imballaggi, carta e sopratutto viscosa. E proprio a proposito di moda, non sono pochi ormai i fashion brand che hanno cambiato policy e deciso di impegnarsi per salvaguardare le foreste primarie. Tra questi ci sono Stella McCartney, H&M, Levi’s, North Face, Wrangler e Zara. «Lavorando con i produttori di viscosa, abbiamo esaminato le loro catene di produzione per evitare che la materia prima venisse dalle foreste vergini e in pericolo».

Per essere concreti Vogue ha stilato una lista in punti con cinque modi per fare la differenza con le proprie scelte di stile

1. Siate consapevoli di cosa consumate

La tracciabilità e la trasparenza delle catene di produzione sono più importanti che mai. Siate consapevoli che quando vedete viscosa, rayon, modal, cupro, tencel o lyocell, dovreste chiedervi qual è la fonte di queste fibre derivate dal legno. (Potete consultare la lista dei partner di Canopy qui.) Ricordate che anche gli imballaggi derivano dalle foreste.

2. Supportate brand che stanno prendendo una direzione precisa

Oggi, Canopy ha impegni formali con 198 brand e rivenditori internazionali per salvaguardare le foreste. Durante il summit G7, il Fashion Pact di Emmanuel Macron ha riunito 150 dei più grandi nomi della moda per contrastare il riscaldamento globale, restaurare la biodiversità e preservare gli oceani. Tra questi ci sono Stella McCartney, Gucci, Chanel, Nike, Alexander McQueen, Prada, Hermès, Burberry, Gap, Zara e Nordstrom. 

3. Acquista meglio, compra in modo intelligente

«Come cittadini globali, giochiamo tutti un ruolo», insiste Rycroft. «Che sia con l'abbigliamento che acquistiamo o il modo in cui i nostri soldi sono investiti, siamo intimamente legati all'attuale crisi della deforestazione in Amazzonia». Il suo consiglio? «Cercate di comprare cose che durano una vita, non una sola stagione e preferite sempre quelli che richiedono meno risorse per essere prodotti».

4. Supportate attivamente le soluzioni della nuova generazione

«Che sia attraverso il riciclo o l'innovazione, con nuove materie prime, queste tecnologie sono pronte per il mercato», afferma. «Dobbiamo vedere i marchi adottarle di più, sì, ma come consumatori, dobbiamo supportare quei brand e quei prodotti che contengono più fibre che provengono dal design circolare».

5. Fate volontariato o donazioni per le organizzazioni ambientali e per la giustizia sociale che preferite

Seguite l'esempio di Stella McCartney e donate alla Rainforest Alliance, che lavora con le comunità rurali per conservare le foreste e supportare metodi sostenibili; la Amazon Aid Foundation, che lavora per proteggere l'Amazzonia; e il World Wildlife Fund (WWF), che protegge il pianeta e le specie in via d'estinzione. Altrimenti, Global Witness è un'organizzazione non governativa internazionale che lavora con comunità e attivisti ambientali, che vengono spesso fatti oggetto di violenze, e anche Canopy è una non profit internazionale.


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